Scrivo quest’anteprima più per protesta che
per altro, nonostante io ammetta di non essere più una fan della Smith.
Cominciai a leggere i suoi romanzi sulla saga ormai famosissima de “Il diario del vampiro” che, bene o
male, tutti conoscono, soltanto perché all’epoca (parlo di tre, quattro anni
fa, quando ero tredicenne) ero una fan accanita dai vampiri. Ero ossessionata,
più che altro. Ora, sulla soglia dei diciassette anni, ho cambiato idea, sono
più matura e adulta, e la mia opinione è cambiata. Certo, continuo a pensare
che TVD, libri e serie tv, siano molto meglio di “Twilight”, anche se altri potranno pensarla diversamente. Credo di
aver apprezzato più lei che la Meyer, sebbene io preferisca di più lo stile di
scrittura di quest’ultima. Ad ogni modo, mi è giunta una notizia che mi ha
lasciata un po’ basita, se non amareggiata. Sto parlando del nuovo libro di una
saga che ormai dovrebbe essere conclusa. Non “Il diario del vampiro”, ma “I
diari delle streghe”, che originariamente era composta di tre libri ma che,
da questo post, rivela tutt’altro:
06/09/13
Anteprima: "Incantesimi fra le righe" di Samantha Van Leer e Jodi Picoult in uscita in libreria il 19 settembre 2013!
Di fronte a queste notizie stupefacenti, non riesci a restartene indifferente: perché è strano e inusuale leggere di un'autrice che, alla tenera età di tredici anni, nel 2009, avrebbe cominciato ad abbozzare idee a dir poco geniali e accattivanti per un suo romanzo. Ancor di più lo è stato scoprire che avrebbe collaborato insieme alla madre per realizzarlo, metterlo su carta (o, in questo caso, al pc) e spedirlo per la pubblicazione.
E no, non mi sto inventando niente: sto parlando di "Incantesimi tra le righe" di Samantha Van Leer e Jodi Picoult, uno Young Adult che preannuncia davvero grandi soprese!
05/09/13
Recensione a: "La saga di Fallen" di Lauren Kate
Ricordo che, più di un anno fa, prima di leggere gli ultimi tre libri, ero molto più che entusiasta verso questa saga sugli angeli caduti. Perché "Fallen", il primo romanzo di Lauren Kate, scrittrice americana, prometteva davvero grandi cose.
A tredici anni lo consideravo uno dei miei Young Adult preferiti ma - sarà che l'ho riletto fin troppe volte da averne ormai la nausea - adesso che sono più grande e matura (e soprattutto scrittrice) riesco ad analizzare con maggior occhio critico quello che leggo.
Ciò non significa che questa saga sia pessima o che la sconsigli, alcuni potrebbero non essere d'accordo con questa recensione al contrario d'altri; quello che intendo dire è che, a parer mio, la scrittrice è caduta davvero nel banale con i personaggi.
04/09/13
Recensione a: "Cime tempestose" di Emily Brontë
Emozionare una persona, una lettrice
accanita come me, è piuttosto facile, se non naturale, per uno scrittore affermato, ma in questo caso la scarica di emozioni
che mi ha attraversato durante la lettura di questo determinato romanzo è stata
unica, mai provata prima.
Avete presente quando non riuscite a
capire che cosa sentite in voi stessi? Quando provate così tante sensazioni,
così tanti sentimenti da non essere in grado di riconoscerli neppure?
Ebbene
sì, con “Cime tempestose” (il cui titolo originale è “Wuthering Heights”) di Emily Brontë, ho assaporato in prima persona che cosa significhi arrabbiarsi,
spaventarsi, innamorarsi, divertirsi, e non so cos’altro tutto insieme. E
mi sono sentita stupida, insignificante, ma anche speciale, viva, amata,
soltanto grazie a quest’opera letteraria in cui, come è sottolineato nella
trama dell’edizione tascabile edita Oscar Mondadori nel 2011: “si costruisce quello che è solo in
superficie un romanzo d’amore, ma si rivela in realtà una tormentata vicenda di
vendetta. […] Tuttavia, nelle temperie di esasperata sensibilità tipica del
Romanticismo, Cime tempestose si
segnala per la finezza del disegno psicologico e per un senso di commossa
interiorità che sembra percorrere alcune tra le più mature conquiste del
romanzo inglese del primo Novecento.”
30/08/13
# 04: Quattro
Quattro
Devi stragli lontana.
«P-P… eter».
«CHARLOTTE!».
Allison,
«Peter…».
questo è il mio ultimo avvertimento.
Poi l’angelo svanì. La luce svanì. E su di me calarono le tenebre.
«Charlotte, svegliatevi! Charlotte!».
Qualcuno mi sta urlando contro.
Mi svegliai con quel pensiero.
Poi mi accorsi delle braccia che sentivo tutt’intorno a me, del cuore palpitante che ansava a contatto con le mie dita, dei capelli morbidi che mi accarezzavano la fronte, e infine delle grandi mani che mi stringevano saldamente le spalle.
Aprii gli occhi di scatto.
All’inizio, sopra di me, c’era solo un’infinita distesa di puntini rossi ai margini e sullo sfondo, poi, sbattendo più volte le palpebre per abituarmi alla vista, comparve un viso, dapprima sfuocato, poi sempre più nitido, che copriva tutto il mio campo visivo.
Apparteneva ad un ragazzo. No… a Peter.
Sì, Peter. Ma dove l’avevo già visto prima?
«Avete preso l’abitudine di svenire un po’ troppe volte, non credete anche voi, Charlotte?».
29/08/13
# 03: Tre
Tre
«Ci sono undici regole importanti che non dovete assolutamente dimenticare».
La signorina Lydia aveva le mani conserte dietro la schiena e mi guardava attentamente, come se volesse studiarmi.
Aveva gli stessi vestiti che le avevo visto indosso il giorno prima, quando mi ero risvegliata dopo tre giorni di convalescenza, anche se avevo come l’impressione che le stessero stretti. La cuffia probabilmente le dava fastidio, perché ogni tanto se la sistemava meglio sulla testa con un movimento rapido della mano, e la mise era di sicuro troppo aderente sul ventre rigonfio. L’unica consolazione dovevano essere le comodissime scarpe a sabot, di cui mi aveva consegnato un paio pressoché identico poco prima, insieme ad un abito simile al suo a motivi floreali sul grembiule color antracite.
La signorina Lydia aveva le mani conserte dietro la schiena e mi guardava attentamente, come se volesse studiarmi.
Aveva gli stessi vestiti che le avevo visto indosso il giorno prima, quando mi ero risvegliata dopo tre giorni di convalescenza, anche se avevo come l’impressione che le stessero stretti. La cuffia probabilmente le dava fastidio, perché ogni tanto se la sistemava meglio sulla testa con un movimento rapido della mano, e la mise era di sicuro troppo aderente sul ventre rigonfio. L’unica consolazione dovevano essere le comodissime scarpe a sabot, di cui mi aveva consegnato un paio pressoché identico poco prima, insieme ad un abito simile al suo a motivi floreali sul grembiule color antracite.
# 02: Due
Due
Quando il suo sguardo di ghiaccio attraversò il mio, il mondo sembrò fermarsi all’improvviso con un rombo di tuono, come se ogni istante si fosse congelato in quell’abisso che erano i suoi occhi da cui non riuscivo più a riemergere, e i contorni della mia vita fossero cambiati radicalmente, disperdendosi attorno alle sue iridi blu, custodi di un segreto inaccessibile perfino a me stessa.
Era la sensazione più strana che mi fosse mai capitata di provare, ed ero del tutto incapace di spiegarla a parole, perché soltanto chi la viveva in prima persona avrebbe potuto capirla davvero.
Ma c’era altro che mi spaventava, altro di ancora più grandioso e inquietante.
Perché, appena lo guardai con più attenzione negli occhi, escludendo qualsiasi altra parte del suo corpo, fui investita da un sentimento che non avevo mai provato prima, per nessun altro, nei suoi confronti: un odio così intenso e profondo che avrebbe sbaragliato perfino un esercito, un odio quasi primordiale, che aveva piantato le proprie radici in fondo alla mia anima e che sembrava stesse germogliando, dopo un lunghissimo tempo di attesa, proprio in quel momento, un odio assolutamente insensato e inspiegabile, le cui fondamenta risiedevano in un angolo buio e angusto di me stessa che non riuscivo a raggiungere.
E mi stupii ancora di più quando avvertii il desiderio tangibile di ucciderlo, di affondare ogni arma affilata che avessi a disposizione nella sua carne pulsante, tra la spalla e il collo, là dove fluiva il sangue…
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