Emozionare una persona, una lettrice
accanita come me, è piuttosto facile, se non naturale, per uno scrittore affermato, ma in questo caso la scarica di emozioni
che mi ha attraversato durante la lettura di questo determinato romanzo è stata
unica, mai provata prima.
Avete presente quando non riuscite a
capire che cosa sentite in voi stessi? Quando provate così tante sensazioni,
così tanti sentimenti da non essere in grado di riconoscerli neppure?
Ebbene
sì, con “Cime tempestose” (il cui titolo originale è “Wuthering Heights”) di Emily Brontë, ho assaporato in prima persona che cosa significhi arrabbiarsi,
spaventarsi, innamorarsi, divertirsi, e non so cos’altro tutto insieme. E
mi sono sentita stupida, insignificante, ma anche speciale, viva, amata,
soltanto grazie a quest’opera letteraria in cui, come è sottolineato nella
trama dell’edizione tascabile edita Oscar Mondadori nel 2011: “si costruisce quello che è solo in
superficie un romanzo d’amore, ma si rivela in realtà una tormentata vicenda di
vendetta. […] Tuttavia, nelle temperie di esasperata sensibilità tipica del
Romanticismo, Cime tempestose si
segnala per la finezza del disegno psicologico e per un senso di commossa
interiorità che sembra percorrere alcune tra le più mature conquiste del
romanzo inglese del primo Novecento.”