04/09/13

Recensione a: "Cime tempestose" di Emily Brontë


Emozionare una persona, una lettrice accanita come me, è piuttosto facile, se non naturale, per uno scrittore affermato, ma in questo caso la scarica di emozioni che mi ha attraversato durante la lettura di questo determinato romanzo è stata unica, mai provata prima.
Avete presente quando non riuscite a capire che cosa sentite in voi stessi? Quando provate così tante sensazioni, così tanti sentimenti da non essere in grado di riconoscerli neppure?
Ebbene sì, con “Cime tempestose” (il cui titolo originale è “Wuthering Heights”) di Emily Brontë, ho assaporato in prima persona che cosa significhi arrabbiarsi, spaventarsi, innamorarsi, divertirsi, e non so cos’altro tutto insieme. E mi sono sentita stupida, insignificante, ma anche speciale, viva, amata, soltanto grazie a quest’opera letteraria in cui, come è sottolineato nella trama dell’edizione tascabile edita Oscar Mondadori nel 2011: “si costruisce quello che è solo in superficie un romanzo d’amore, ma si rivela in realtà una tormentata vicenda di vendetta. […] Tuttavia, nelle temperie di esasperata sensibilità tipica del Romanticismo, Cime tempestose si segnala per la finezza del disegno psicologico e per un senso di commossa interiorità che sembra percorrere alcune tra le più mature conquiste del romanzo inglese del primo Novecento.”







Titolo: Cime tempestose
Autori:
Emily Brontë 
Editore:
Oscar Mondadori
Pagine:
407







La critica ha talvolta stroncato quest'opera, disapprovandone la brutalità, la vendetta, l'odio, l'egoismo (e tanti altri temi negativi che traspariscono durante la lettura); tuttavia, chi è riuscito ad osservare "Cime tempestose" da un'angolazione diversa la pensa esattamente come me: l'intento della penna del genio di Emily Brontë non era quello di raccontarci una semplice storia, quella di un trovatello di sconosciute origini che si tormenta in modo quasi disumano in nome dell'amore che prova per Cahterine, figlia del signor Earnshaw e sorella di Hindley, ma di farci capire come, da un singolo momento, una persona possa totalmente incominciare un lento e progressivo cambiamento di se stessa. Perché spesso abbiamo pensato che, se non fosse stato per le parole di Cahterine, quali: "Sarebbe degradante per me ora sposare Heathcliff",  se non fosse stato, anzi, per il disprezzo covato e mai celato di Hindley per quello che era stato un bambino sperduto, senza famiglia, che suo padre, il signor Earnshaw, aveva portato anni prima in casa con sé e che aveva preferito al suo stesso figlio, se non fosse stato per le differenze sociali, Heathcliff sarebbe stato totalmente diverso dal personaggio vendicativo, brutale, rancoroso, egoista e spregevole di cui non soltanto io, ma tanti altri lettori si sono innamorati. Non sono state le sue azioni, a farcelo piacere e apprezzare, bensì il modo in cui cambia con Cahterine, in cui si mostra in sua presenza. E' dal suo amore per lei che emerge quello che è veramente. Ci siamo lasciati trasporare dalla loro passione, dai loro sentimenti egoisti ed io, in particolare, sono rimasta talmente esterrefatta e provata da questa lettura a tal punto da farmi ispirare per un mio romanzo - "Non andare via" - proprio grazie ad una delle citazioni più celebri: «Oh Dio, è orribile! Non posso vivere senza la mia vita! Non posso vivere senza la mia anima!». 
Heathcliff si identifica con Cahterine e viceversa. Per lui e per lei, amare se stessi è amare chi amano. Ma nessuno dei due, insieme, avrebbe mai potuto avere speranza, e questo l'autrice lo sapeva. 
Gli eventi li hanno cambiati troppo drasticamente e, alla morte di Catherine, Heathcliff non riesce a darsi pace, spigendendosi, così, a peggiorare ancora di più. Lei era la sua ragione di vita e la sua rovina. Il suo amore, alla fine, ha distrutto tutto ciò che è e, quando il nostro protagonista tormentato rivede se stesso in Hareton, orfano dei genitori (uno dei quali era Hindley, il fratello di Cahterine), capisce che è stanco di vendicarsi, che la vendetta che aveva tanto bramato non gli ha portato altro che distruzione. Eppure, in un certo senso, sono riuscita a percepire in lui quasi... sollievo, liberazione, proprio pochi istanti prima della sua morte, una morte che Ellen Dean - Nelly, la governante, nonché il mio personaggio preferito - definisce come "stramba". Io sono dell'idea che Heathcliff abbia finalmente capito che il destino gli ha dato una seconda possibilità proprio grazie al coronamento dell'amore di Hareton e Cathy, figlia di Edgar Linton e Cahterine Earnshaw. Ed è per questo che ho amato "Cime tempestose". Per l'intricato e complesso disegno psicologico, per la realtà che si nasconde in ogni singolo personaggio e attraverso l'aspra e selvaggia brughiera che fa da sfondo a quest'opera, per la vasta gamma di temi affrontati e soprattutto per lo stile rustico, sempre fresco, incalzante e moderno, nonostante sia stato scritto nel corso dell'ottocento. 
IL MIO VOTO. 
Merita più di cinque stelle. E' uno di quei capolavori della letteratura che non possono essere, in alcun caso, giudicati "da uno a dieci". Ha un valore inestimabile. 
Un romanzo imperdibile: impossibile resistergli!  

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