Non andare via by A.J. Stevens is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Italy License.
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Illustrazione presa da Google.
Grafica dell'immagine a cura di Honey Essentials.
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A. J. S t e v e n s
N o n a n d a r e v i a
«Oh Dio, è orribile!
Non posso vivere senza la mia vita!
Non posso vivere senza la mia anima!».
EMILY BRONTË, Cime Tempestose
«Lydia, aiutatemi a portarla dentro».
Il
mio padrone aveva sempre posseduto l’innata capacità di presentarsi nei
momenti meno opportuni. Pochi giorni prima si era recato a Londra per
concludere un affare che gli avrebbe dato la possibilità di comprare un
altro appezzamento di terra nel Nuovo Continente, dove avrebbe potuto
coltivare le proprie piantagioni e rivenderle ad un prezzo vantaggioso
nella madrepatria. Non avrei mai creduto che ritornasse a casa così
presto, nel cuore della notte per giunta, proprio l’1 Novembre del 1839,
in una notte infestata da una violenta tempesta. L’aspra e selvaggia
brughiera che delimitava i confini del maniero era agitata da un vento
impetuoso che gelava il sangue nelle vene, eppure, lui sembrava
perfettamente a suo agio, come se nulla – neanche il freddo autunnale –
lo toccasse. La cera della candela che reggevo tra le mani mi stava
colando lentamente sulle dita, ma me ne accorsi appena, perché ero
troppo concentrata a guardare la ragazza adagiata tra le sue braccia con
un’attenzione che avrei rivolto a pochi. Non ne ero certa, ma sembrava
morta.
Non c’era nulla di particolare in lei, a dire il vero. Aveva
un aspetto ordinario, di una qualsiasi ragazza inglese della sua età,
non di certo di una lady: ad un primo sguardo, i suoi capelli biondi e
arruffati sembravano intricati di nodi, e la sua pelle, appena
rischiarata da un chiarore pallido, mi faceva presumere che fosse ad un
passo dalla morte. Tuttavia, c'era un non so di che di curioso nel modo
in cui la sua testa combaciava al petto del mio padrone. Si incastravano
alla perfezione completandosi l’un l’altra, ma, allo stesso tempo,
c’era qualcosa che non quadrava: era come se stessi guardando un
riflesso distorto nello specchio.
«Avete intenzione di restarvene lì
impalata sulla soglia a guardarmi, Lydia? Non credo di pagarvi per
nulla, perciò sbrigatevi e lasciatemi passare». Il mio padrone mi scostò
con ben poca delicatezza, entrando in casa senza smettere di sorreggere
tra le proprie braccia la sconosciuta. Ormai lo conoscevo bene, e mi
ero abituata ai suoi toni freddi e per nulla gentili.
William era
molto più educato e raffinato. Non aveva niente del suo carattere rozzo e
scortese, e deteneva con la servitù un rapporto quasi paritario, senza
incutere timore come suo fratello, che avevo educato come se fosse
figlio mio quando sua madre era morta durante il parto. Nonostante le
mie buone intenzioni, però, non ero mai riuscita a domare il suo
temperamento ribelle e scontroso. Se non l’avessi visto nascere
direttamente dall’onorevole moglie del mio vecchio e defunto padrone,
non avrei mai creduto che fosse il secondogenito della famiglia, perché
era unico nel suo genere tra gli Harrington. Vivevo in quella casa da
più di vent’anni e ormai non ero più solo la governante, ma anche una
persona fidata che era sempre stata trattata con rispetto. Finché non mi
ero ritrovata a doverlo crescere.
«Posso aiutarvi in qualche modo, signore?», chiesi sebbene non mi avesse interpellata, inchinandomi leggermente.
La sua espressione imperturbabile mi diede i brividi.
Erano
trascorsi diciassette anni dalla sua nascita, eppure non l'avevo mai
visto sorridere per qualcosa. Molto probabilmente, avrei tirato le cuoia
senza averne mai avuto l'occasione. Avevo un ricordo piuttosto
indelebile della morte improvvisa di suo padre: quello stesso giorno in
cui si era tenuto il suo funerale, il mio giovane padrone non aveva
neanche pianto, malgrado fosse all'epoca poco più di un bambino.
Con
il tempo era diventato un ragazzo molto bello; le signorine che avevano
avuto la possibilità di intrattenere una conversazione con lui nella
tenuta dovevano averlo trovato avvenente, visto che si erano mostrate a
dir poco affascinate dal suo comportamento, ma di sicuro ciò accadeva
perché non l’avevano davvero conosciuto. Non era cambiato in
meglio sotto altri aspetti più importanti, dal momento che era rimasto
perennemente freddo e scostante. Anzi, avrei osato dire che fosse
peggiorato. Cominciavo a pensare che non avesse nemmeno un cuore e più
mi convincevo che, sotto quella corazza di pietra, non ci fosse nulla,
più mi risultava difficile volergli bene. L'avevo accudito e cresciuto
come se fosse mio figlio soltanto perché sua madre mi aveva implorato di
farlo ma non l'avrei mai fatto, se fosse dipeso da me.
«Sì,
aiutatemi a togliere il mantello. Non ce la faccio da solo», rispose,
appoggiando il suo cappello sull'appendiabiti. La ragazza mormorò
qualcosa di incomprensibile, stringendosi al collo del mio padrone quasi
con disperazione. Mi chiedevo chi fosse e, soprattutto, per quale
ragione il mio signore l'avesse portata a casa. Non era mai stato
gentile con il prossimo e non riuscivo proprio a capire che cosa avesse
in più quella povera creatura rispetto agli altri per aver suscitato in
lui qualcosa. Avevamo già abbastanza problemi di cui occuparci, e non
avrei fatto da badante ad una piccola sperduta, ma la mia curiosità mi
obbligò a osservarla meglio. Ricevevamo di rado visite, e di solito
nessuno si spingeva mai così lontano, varcando i nostri confini, ma lei
l'aveva fatto, a giudicare dalle gambe sbucciate e dalla vestaglia
sporca di fango. Forse doveva essere inciampata in qualche arbusto,
riflettei, guardandola con sempre più insistenza. Ma com'era arrivata
fin lì? E per quale motivo?
«Lydia, mi serve ancora il vostro aiuto.
Andate in cucina e preparate un impacco di acqua fredda: credo che abbia
la febbre», disse, riferendosi con un cenno del capo alla ragazza. «Poi
svegliate Robert e ditegli di scortare il mio cavallo nelle scuderie.
Ah... portate anche Anna con voi, potreste aver bisogno di una mano in
più per occuparvi di lei». Non occorreva che specificasse a chi si
riferiva. Si allontanò a grandi passi, facendosi strada nel buio con i
propri occhi. Rimasi ad osservare la sua figura alta e slanciata finché
non sparì dalla mia vista.
Quando riuscii a svegliarmi
dall'intontimento che mi aveva colta, mi affrettai a raggiungere la
cucina, sorreggendo la candela all'altezza del viso per farmi luce.
Eseguii
velocemente le mansioni che mi erano state assegnate, così come mi ero
abituata a fare da quando lavoravo in quella casa.
«Su, su, Anna! Il
padrone ha bisogno di noi!», esclamai, scrollando la cameriera per le
spalle. Senza aspettare che si alzasse, andai subito a chiamare anche
Robert, riferendogli quello che mi aveva detto il signor Peter.
Pochi
minuti dopo, io e Anna entrammo nella sua camera, non prima di aver
dato un colpo alla porta e aver ricevuto il consenso di presentarci al
suo cospetto.
Lo trovammo, in piedi, di fronte alla finestra, con il
suo solito atteggiamento indifferente. Il suo sguardo si perdeva
lontano, incurante di tutto il resto, mentre la ragazza, adagiata sul
suo letto a baldacchino, si rigirava di qua e di là come se fosse
posseduta dal demonio.
«Signore!», lo richiamai osando perfino
rimproverarlo. Era più forte di me, e probabilmente mi avrebbe sottratto
qualche sterlina dalla paga per la mia sfrontatezza, ma non riuscii a
reprimere l'impulso di fargli notare quanto fosse insensibile. Avevo
creduto davvero che qualcosa si fosse mosso in lui nei confronti di
quella poveretta, invece dovetti ricredermene in quel momento. Parecchio
indignata per il suo comportamento spregevole e quasi inumano e, allo
stesso tempo, timorosa di una sua possibile reazione qualora avessi
protestato ancora, mi avvicinai al letto e, più precisamente, alla
sconosciuta. Aveva la fronte imperlata di sudore e le sue dita
stringevano saldamente il lenzuolo fino a farsi sbiancare le nocche. Il
suo colorito cinereo mi fece preoccupare così tanto che le appoggiai
subito l'impacco ghiacciato sulla fronte per farle abbassare la febbre.
Avevo paura che non scendesse, talmente la sua pelle ribolliva, ma
qualcosa mi esortò a sperare per lei.
«Anna, andate subito a
preparare un altro impacco di acqua fredda», sussurrai, con voce
concitata. «Credo che uno non basti. La sua temperatura è troppo alta».
Non
mi volsi a verificare se la cameriera avesse eseguito i miei ordini o
meno; il suono dei suoi passi affrettati sul pavimento risuonò nelle mie
orecchie finché non si affievolirono del tutto mano a mano che si
allontanava.
Nel frattempo, mi chiesi che cosa fosse capitato di
tanto spaventoso a quella poveretta da averla ridotta in quello stato.
Per quale motivo si era inoltrata in quella landa incolta, per giunta,
nel bel mezzo di una tempesta? E come aveva fatto a spingersi fin lì? La
città più vicina era lontana quasi un chilometro e stentavo a credere
che l'avesse fatto tutto a piedi.
«Oh, povera cara…», mormorai, sovrappensiero, accarezzandole la fronte.
In quel momento, mi sciolsi come non molto spesso mi capitava.
Ero
conosciuta in quella casa per il mio carattere rigido, austero,
tendenzialmente poco amorevole o incline alle smancerie, ma quella
ragazzina che, in un primo momento, non mi era sembrata abbastanza
interessante, adesso era così piccola e indifesa che riuscì perfino a
smuovermi dalla mia inflessibilità e compostezza.
«Lydia». Sobbalzai
quando il mio padrone mi chiamò. Mi ero dimenticata della sua presenza:
il signor Peter era così ostinato nel suo silenzio da non farmi
accorgere che si era avvicinato al letto e, di conseguenza, alla
giovane. Doveva avere suppergiù la sua età, non di meno, eppure,
d’istinto mi protesi verso di lei, mossa da un impulso protettivo e
materno come se fosse poco più di una neonata bisognosa di cure, affetto
e tutela e il mio padrone potesse, in qualche modo, farle del male.
«Sì, signore?».
Con la coda dell'occhio lo vidi inspirare profondamente e socchiudere appena la bocca.
Sembrava
in procinto di dire qualcosa. Ma poi i suoi lineamenti si indurirono e
la sua espressione si adombrò, lasciando posto alla sua onnipresente
insensibilità.
«Fate in modo che guarisca», rispose infine, con tono piuttosto annoiato. «Mi serve viva».
Senza
aggiungere altro, si allontanò a passo svelto con la sua andatura ritta
e composta, proprio mentre un lampo attraversava il cielo in tempesta.
Note importanti:
Ho girovagato un po' in internet e mi sono informata molto sull'epoca vittoriana in cui la storia è ambientata; Non andare via, rifacendosi ai capolavori delle sorelle Brontë, quali Cime Tempestose (soprattutto) e Jane Eyre (o conosciuta anche Memorie di una istitutrice),
presenta, per la maggior parte del racconto, un linguaggio formale nei
dialoghi; l'uso più antiquato del "voi" è stato sostituito al più
consueto "lei". In Cime Tempestose, Nelly, la governante di
Wuthering Heights, si rivolge con il "lei" ai suoi padrone, i quali,
viceversa, usano il "tu". Al contrario, in Jane Eyre, si usa
soltanto la forma cordiale del "voi", sia per la protagonista che per il
signor Rochester, che per tutti gli altri, e qui il rapporto
servo-padrone non si nota molto. Perciò ho preferito usare
universalmente anche io il "voi". Lydia è la governante, una donna che
si è guadagnata rispetto e fiducia all'interno di casa Harrington, per
questo anche i suoi padroni, malgrado la differente classe sociale,
usano il "voi" con lei. Questo è un punto che mi ha lasciata un po'
titubante, perciò, se mi sono sbagliata, mi farebbe molto piacere se me
lo diceste ^^ Io provvederò a correggere il tutto.

Ciao, cara Allie! <3 Eccomi qui a dirti la mia opinione su questo prologo. Parti in grande vantaggio perché io adoro letteralmente il periodo dell'800, credo che sia il mio preferito e spero, un giorno, di scrivere una storia ambientata in questo meraviglioso periodo storico. Aspettavo che pubblicassi da parecchio, mi avevi tanto incuriosita, e non posso che dirti che mi hai colpita molto positivamente. L'atmosfera è assolutamente meravigliosa, suggestiva, oscura, gelida, incantevole. La descrizione della ragazza fra le braccia di Peter, e Peter stesso: sprezzante, bello, ghigno in viso, affascinante, il tutto condito dalla tua scrittura che si sposa benissimo con il periodo storico che hai trattato. I miei complimenti davvero. Scusami se mi permetto, ma mi piacerebbe darti un consiglio. L'idea di utilizzare Lydia come narratrice di prologo è stata ottima, il narratore esterno che è vicino ai protagonisti è qualcosa di magico secondo me. Proprio per questo, devi fare molta attenzione. Dici che Lydia conosce Peter e suo fratello William dalla nascita, quindi è stata molto più di una governante per tutta la famiglia, soprattutto dalla morte del padre. Va tutto benissimo, secondo me dovresti rivedere la parte in cui parli di Peter a livello fisico: lo descrivi avvenente e affascinante, che è qualcosa di soggettivo, e vista l'età di Lydia e il suo rapporto ocn Peter ho pensato che potresti modificare il pezzo cambiando leggermente prospettiva. Un esempio potrebbe essere: "Con il tempo, era diventato un ragazzo molto bello; le signorine che aveva avuto la possibilità di intrattenere una conversazione con lui nella tenuta dovevano averlo trovato avvenente, poiché si erano mostrate a dir poco affascinate dal suo modo di atteggiarsi, ma di sicuro ciò accadeva per il fatto che non l'avevano davvero conosciuto. Peter non era cambiato in meglio sotto altri aspetti più importanti, perché era rimasto perennemente freddo e scostante. Anzi, avrei osato dire che fosse peggiorato." O qualcosa del genere. Scusami tanto se questo commento ti ha disturbata, il testo è perfetto sotto ogni aspetto e, avendo trovato questo margine di miglioramento, ho pensato di dirtelo. Comunque sono curiosissima di sapere come continuerai questa storia *-* Sei bravissima, davvero, i miei più sinceri complimenti
RispondiEliminaUn bacio grande
Ania <3
Ciao, Ania! Grazie mille per la recensione *-* Ma che disturbo, il tuo appunto mi è stato molto d'aiuto, credo che ora quel periodo sia davvero perfetto per descrivere quello che Lydia pensa oggettivamente di Peter <3 Non avere paura di dirmi quello che pensi o di espormi qualche tua perplessità, perché io sono tutta orecchi e accetto qualsiasi cosa :D Cooomunque, ti ringrazio per tutti questi complimenti *-* Non li merito, e pensa che dalle tue parole mi fai sembrare che io abbia scritto un romanzo del livello della Clare o della Rowling. A quelli non ci arrivo, però... non pensavo di essere stata "suggestiva", ecco, ma mi impegnerò ad esserlo ancora di più :D Peter è un personaggio al quale sto dando tutta me stessa, con lui l'impegno è maggiore, perché è estremamente complesso e non deve essere sottovalutato. Al contrario di lui, Allison è molto più limpida, molto più schietta e infatti i suoi difetti li ho ricalcati di più (come l'essere presuntuosa, egoista, narcisista, superba, altezzosa e quant'altro) perciò, amen, dovrete sopportarla xD Ti ringrazio ancora ewe E spero di risentirti presto :D
EliminaCucù! :D
RispondiEliminaIo ti avevo già recensito, credo, quindi non ho altro da aggiungere... Ti scrivo solo per dirti che ancora non avevo letto il resto, quindi aspetto che pubblichi qui così posso tenermi in pari XD
Alla prossima ;)
Ehi, tesoro :) Grazie mille per il commento :D Pubblicherò stasera il primo <3
EliminaCiao cara, sono Microchip Emozionale, ricordi? Spero di sì! :)
RispondiEliminaNonostante avessi già letto, ho pensato fosse giusto commentare la tua storia anche qui, per spronarti a continuarla anche se magari le recensioni sono poche... Dunque, come prima cosa, vorrei dire (e lo dico qui ma dovrebbe essere un commento fatto al post in cui parli delle differenze fra NAV -ex NTA- e Non Ti Addormentare, quella pagliacciata scritta dalla tizia inglese che vuole tanto fare quella che inventa le cose (e la difendono pure!). Sì, perchè il suo romanzo NTA, è praticamente simile, anzi UGUALE, ad un thriller di Jean Christophe Grangè, che si chiama "L'impero dei Lupi". Quindi, se c'è da accusare qualcuno di plagio, non sei tu! Passando alla tua storia... :)
Mi ha incuriosito come hai voluto mettere l'accento sulle differenze fra William e Peter, infatti ora sono curiosa di scoprire veramente i caratteri dei due personaggi, anche se so già che patteggerò sempre per Peter (eh gli stronzi piacciono di più!) XD Passo oltre, spostandomi al primo capitolo! Un bacione e alla prossima :)
Ciao, carissima! Come dimenticare? *-* Guarda che io ti seguivo, prima che succedesse quello che è successo .-. All'epoca - wow, sembra che stia parlando di duecento anni fa - stavo già passando un brutto periodo con la scuola, per questo non recensivo mai, ma ho seguito sempre "The Steaks" e Dylan e Devonne (io amo Demi Lovato e la tua protagonista l'ho amata ancora di più perché era interpretata da lei) mi hanno fatto battere il cuore <3 Comunque, per risponderti: c'è qualcuno a cui non piaccia Peter? Forse alla mia beta, Ania, che preferisce William (e anche io lo preferisco). Dannazione, devo farvelo odiare u.u Ora diventerà una missione per me xD Da questo capitolo non emerge molto, se non qualche informazioni su William e Peter che molti hanno identificato con il giorno e la notte. Niente di più sbagliato. Sapeste quello che mi combinerà Will xD Ad ogni modo, non vedo l'ora di sapere che ne pensi dei prossimi capitoli e, soprattutto, di non deluderti <3
RispondiEliminaP.S. Sul serio il libro della Watson è una scopiazzatura? Be', allora dovrei dire solo una cosa a quelli che mi hanno accusata: Il bue dice cornuto all'asino! Cercherò di dimenticare questa storia, ma ammetto di sentirmi meglio, di non essere neanche più dipendente dalle recensioni. Queste saranno poche ma per me valgono moltissimo! *-* Perché sono vostre e perché so che sono sincere <3 Grazie mille per la recensione, cara <3